Elide Mussner, dalla Costa Family Foundation a Sustainability Manager
Elide, raccontaci un po’ di te e del tuo percorso in azienda. Come sei arrivata a ricoprire il ruolo di Responsabile della Sostenibilità?
La mia prima collaborazione con la famiglia Costa risale a tanto tempo fa. Avevo 21 anni e stavo cercando un lavoro estivo per pagarmi la retta universitaria. Da allora sono sempre tornata, la mia storia di vita ha continuato a intrecciarsi con quella dell’hotel La Perla in particolare.
Nel 2011 poi ho iniziato a seguire Michil Costa come assistente personale. Per me si è aperto un mondo fatto di condivisioni di idee e visioni e di progetti bellissimi portati avanti insieme. Con Michil abbiamo iniziato a dedicarci con determinazione a una trasformazione aziendale verso una maggiore sostenibilità, quando nessuno nel settore alberghiero ancora ne parlava. Mi ricordo ancora un giorno, quando Michil venne da me e mi disse: “Cos’è questa Economia del Bene Comune? Provi a dare un’occhiata e a fare un po’ di ricerca, così capiamo meglio.” Oggi i principi dell’Economia del Bene Comune non sarebbero più da togliere dalla quotidianità aziendale. Dal 2011 al 2019 poi, ho guidato la Costa Family Foundation in un percorso che l’ha vista crescere e svilupparsi. Un lavoro che mi ha riempito di gioia e di soddisfazione, che ancora oggi spesso mi manca. Tra l’attivismo di Michil e l’attività con la fondazione ho avuto la possibilità di unire due aspetti fondamentali per uno sviluppo sostenibile: quello economico e quello sociale, entrambi si intrecciano irrevocabilmente con una sostenibilità anche ecologica. Ho imparato quanto sia difficile una trasformazione soprattutto economica, quando operiamo in un sistema che ha come principio una crescita infinita. Ho imparato quanto sia fondamentale lavorare con le persone, se vogliamo davvero riuscire a cambiare l’approccio imprenditoriale. Ho anche capito che quando si lavora attivamente al cambiamento, la frustrazione è una parte intrinseca di fronte alle dinamiche così complesse che si celano nel cambiamento culturale.
Dal 2024 infine, ricopro il ruolo di Sustainability Manager, una mansione che è nata dal desiderio dell’azienda di strutturare meglio il processo verso la sostenibilità, con una persona dedicata che funga da tramite, filtro, coordinatrice.
Quali aspetti del ruolo ti affascinano di più?
Mi affascina soprattutto la grande opportunità di un mondo migliore, che si cela dietro al concetto di sostenibilità, un settore così profondamente intersecato in ogni aspetto dell’impresa. Lavorare alla sostenibilità significa lavorare a una comunità più equa e a un’economia più responsabile. Significa anche scoprire nuove opportunità, che porteranno un benessere più resiliente perché condiviso. Forse in qualche modo mi affascina proprio la complessità del compito, la sfida che diventa possibilità di miglioramento.
Quando hai iniziato a lavorare come Responsabile della Sostenibilità, quali sono state le prime sfide che hai affrontato?
Prima del Covid avevo già il ruolo di responsabile dell’Economia del Bene Comune: ho lavorato per un anno al bilancio del Bene Comune che abbiamo certificato nel 2018 per l’hotel La Perla, e parallelamente a un percorso di innovazioni nei reparti, dove con piccole azioni mirate siamo riusciti a fare tanto. L’attuale sfida invece è quella di definire una strategia per tutto il gruppo Casa Costa 1956, che sia un buon equilibrio tra filosofia aziendale, buoni propositi e obiettivi concreti a breve termine. Ma siamo a buon punto!
Quali sono i progetti di sostenibilità che stai seguendo?
Attualmente abbiamo molti fronti aperti. Da una parte l’elaborazione della strategia di sostenibilità per il gruppo, dall’altra parte la certificazione GSTC (Global Sustainable Tourism Council) per l’hotel La Perla, il bilancio del Bene Comune per l’hotel Posta Marcucci, la Carbon Foot Print per l’intero gruppo. In parallelo andiamo con piccole azioni mirate nei reparti, che vorremmo prendere in mano in modo più determinato nei prossimi mesi.
Come si è evoluta la collaborazione tra i vari reparti dell’azienda nel promuovere la sostenibilità? Come sono coinvolti?
Il bello di un processo verso la sostenibilità aziendale è proprio questo: lo spirito di squadra che nasce dal dialogo e dal confronto, spesso anche su temi difficili e controversi da affrontare, che però danno la possibilità di cambiare il punto di vista, di comprendere le difficoltà e cercare insieme una strada da percorrere. Sicuramente l’aspetto degli acquisti etici è quello che più di tutti unisce i vari reparti, ognuno chiamato a dare il proprio contributo.
Negli ultimi anni, come hai visto cambiare il settore in termini di sostenibilità? Quali pensi siano le sfide principali che affronteremo in futuro?
Il settore turistico è un settore molto conservatore, soprattutto nell’ambito alberghiero. Un settore che a mio avviso non ha saputo leggere i cambiamenti sociali ed economici che già da anni si fanno sentire, e che ora sta un po’ zoppicando cercando di recuperare. Per fortuna, appunto, il tema della sostenibilità oggi è entrato tra i temi principali di questo settore, un po’ per forza di cose, di fronte ai continui gridi di allarme della popolazione, un po’ perché si è visto che la sostenibilità è anche una strategia di marketing. Qui purtroppo però si cela un grosso pericolo: quello del green washing, una sostenibilità puramente superficiale fatta di slogan, che dobbiamo assolutamente evitare.
Quali nuove tecnologie o approcci pensi che potrebbero fare la differenza nei prossimi anni per migliorare ulteriormente la sostenibilità della nostra azienda?
Sicuramente sarà necessario investire a lungo termine nell’energia rinnovabile, se vogliamo riuscire a ridurre le emissioni di CO2, una responsabilità base se si parla di sostenibilità. Qui c’è ancora un grande lavoro da fare. Un altro aspetto è sicuramente legato alla distribuzione del budget, che andrà rivista in termini di sostenibilità mettendo nero su bianco le priorità aziendali. In tutto questo credo che la diversificazione dell’offerta – attualmente nelle Dolomiti siamo troppo dipendenti dalla monocultura dell’industria sciistica – sarà un tema da affrontare al più presto, un tempo molto difficile, ma necessario se davvero siamo convinti del percorso che abbiamo intrapreso.
In che modo la nostra azienda coinvolge la comunità esterna (clienti, fornitori, stakeholder) nelle sue iniziative di sostenibilità?
In questo si è sempre stati molto bravi, perché l’approccio è sempre stato anche volto alla sensibilizzazione della comunità e degli stakeholder, con un grande lavoro di comunicazione che vede protagonista soprattutto Michil Costa. Poi vengono organizzati incontri dove si affrontano i temi relativi alla sostenibilità, un’attività che andrà ripresa in mano e strutturata meglio, anche distribuendola a tutte le case. Infine il rapporto diretto, fondamentale soprattutto con ospiti e fornitori: raccontare quello che vogliamo fare e cercare insieme possibili vie. In questo modo per esempio al Posta Marcucci è nato un sistema di vuoto a rendere per le cassettine di plastica per le verdure o al La Perla si è tolta l’acqua minerale in bottiglia, piccole azioni che fanno la differenza.
Quali sono i tuoi obiettivi personali e professionali per il futuro in questo ruolo? Quali progetti ti emozionano di più?
Mi piacerebbe riuscire a instaurare una dinamica proattiva all’interno dell’azienda, che con il tempo sia capace di portare avanti la sostenibilità come valore in modo autonomo. Mi piacerebbe che riuscissimo ad arrivare a un punto in cui non ci sarà più bisogno di una Sustainability Manager, perché pensare e agire in termini di sostenibilità sarà ormai ovvio.
Mi piacciono soprattutto i progetti di innovazione, dove da un’idea, un dialogo si sviluppa un percorso che arriva poi a un’azione concreta. Dalle più semplici alle più complicate.
Elide, c’è qualcosa che vorresti aggiungere o un messaggio che ti piacerebbe condividere?
Anche se a volte sembra difficile, macchinoso, frustrante, la sostenibilità aziendale è l’unica strada che porterà al successo economico a lungo termine, un successo che sarà proficuo socialmente ed ecologicamente. Ci credo profondamente!